La tragedia che il 6 dicembre 1990 ha colpito l’Istituto “Gaetano Salvemini” ha profondamente scosso l’intera comunità che ne è stata coinvolta: 12 vittime quindicenni, oltre 80 feriti gravi, una scuola sconvolta tanto nei suoi aspetti evidenti quanto nella profonda intimità delle sue componenti. Migliaia e migliaia di famiglie sono state più o meno toccate dall’angoscia che tale evento ha determinato ed i tanti che ne sono stati solo sfiorati, ben consapevoli del casuale confine tra la sorte loro e quella delle vittime, hanno spontaneamente trasformato in solidarietà paura e dolore.
La grande forza d’animo manifestata, ha così permesso una positiva gestione dell’evento, prima nel governare l’emergenza, poi nell’individuare, tutti assieme, lo sbocco positivo da dare alla rielaborazione della tragedia che, al di là dell’intimità del dolore, ha saputo trovato una dimensione collettiva ed una prospettiva di riscatto morale e di ulteriore coesione sociale. L’impegno civile che ha caratterizzato l’intera comunità fin dal primo momento, ha permesso di gestire utilmente le diverse emergenze, da quella sanitaria a quella giudiziaria, da quella didattica a quella sociale. Successivamente, il percorso ha seguito tre filoni di impegno: la ricostruzione dell’edificio distrutto rinato come “Casa della Solidarietà”, la rivendicazione della massima sicurezza rispetto ai rischi aviatori, militari in particolare, l’intento di mettere la figura della “vittima” al centro dell’attenzione sociale.
Si tratta di percorsi naturali e coerenti all’insieme dell’esperienza vissuta, e la memoria stessa delle vittime ha trovato un’importante valorizzazione attraverso la capacità collettiva di trasformare la disperazione in impegno civile e sociale per evitare il ripetersi di quanto accaduto e per affrontarne, comunque, a livello collettivo, le conseguenze. Di fronte all’entità di tali tragedie, infatti, il rischio è quello della disgregazione, della chiusura in sé stessi, del vittimismo; nel caso di Casalecchio, come nel caso di tante altre tragedie italiane, la coesione sociale ha saputo individuare e perseguire, al contrario, percorsi di sviluppo ed emancipazione sociale.
Nella realtà Casalecchiese, appunto, tale atteggiamento si è evidenziato attraverso la tenacia con cui si è perseguita la realizzazione della “Casa della Solidarietà”, sede delle Associazioni locali di volontariato e, in particolare, della Protezione Civile e della Pubblica Assistenza; l’impegno sui temi della sicurezza dei voli, culminato nel convegno internazionale con i maggiori responsabili civili e militari del settore, l’attenzione al tema della “vittima” in genere, quale portatrice di un particolare status sociale meritevole sì di tutela, ma in un quadro di diritti riconosciuti e rispettati.
PER UNA CULTURA DELLA “VITTIMA”
Il confronto con l’esperienza di altre tragedie, fra le tante che in Italia si sono verificate, dimostra che al di là delle cause che le hanno determinate, comune per tutte è il disagio vissuto dalle vittime sopravissute e dai loro familiari. Si tratti di strage terroristica, come l’attentato alla stazione di Bologna, di criminalità terroristica organizzata, come la rete dei delitti della “Banda della Uno bianca”, di probabile situazione bellica internazionale, come la strage di Ustica, della miriade di delitti e attentati mafiosi, delle conseguenze di un terremoto, inondazione o altra calamità naturale, o della colposa caduta di un aereo militare in esercitazione, l’esperienza di chi si è trovato casualmente vittima dell’evento è drammaticamente uguale: dalla morbosa attenzione dei media finché i riflettori restano accesi, al progressivo disinteresse di stampa e Istituzioni fino alla fastidiosa tolleranza verso chi si aspetta doverose assunzioni di responsabilità da parte di tutti.
Tutto questo, purtroppo, si ripete nei vari campi. In quello giudiziario, per esempio, dove occorre investire soldi, tenacia e resistenza psicologica per perseguire verità e giustizia; in quello sanitario, ogni volta che occorra intervenire fisicamente e psicologicamente sulle conseguenze dei danni subiti; in quello assistenziale, quando occorre fronteggiare gravi conseguenze di sopraggiunte inabilità o di difficoltà economiche per la scomparsa di genitori.
In questo modo, la rivendicazione del riconoscimento del proprio stato e della tutela dei propri diritti viene interpretato come “vittimismo”, cui si contrappone, spesso, un malcelato senso di sopportazione che confonde il confine tra “Diritto” e “Assistenzialismo”, tra “Giustizia” e “Concessione”.
Troppo spesso, addirittura, sembra che vi sia più attenzione per i criminali ed i colpevoli in genere che per la parte più debole da tutelare. Paradossalmente, i benefici di legge per i rei giungono prima e al di fuori delle azioni risarcitorie! E’ doveroso, invece, ristabilire un’equilibrata giustizia sociale e garantirla attraverso provvedimenti legislativi che indichino percorsi certi e giuridicamente riconosciuti.
Le disposizioni in materia del Consiglio dell’Unione Europea del 15 Marzo 2001 prevedevano il termine del Marzo 2002 per adottare tutele a favore delle vittime di reato: a tali disposizioni, tuttora disattese in Italia, devono seguire atti concreti da parte di tutte le Istituzioni, dal Governo al Parlamento, alle Regioni, agli Enti Locali. Qualcosa sembra cominciare a muoversi: la Regione Emilia-Romagna ha emanato la Legge sulla sicurezza (LR 3/1999) che prevede il riconoscimento sia di funzioni di mediazione che di tutela delle vittime e ha dato vita alla Fondazione per le vittime di reato, in Parlamento giace, dall’Agosto 2003, un Disegno di Legge “per l’assistenza, il sostegno e la tutela di vittime dei reati”. Occorre insistere su entrambi i fronti, quello culturale e quello degli strumenti istituzionali: senza l’uno, non reggerebbe l’altro!
L’Associazione “Vittime del Salvemini”, in questi anni, ha cercato di farlo collaborando con le altre Associazioni di Vittime, col Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza (C.I.R.Vi.S.) dell’Università di Bologna, con gli Enti Locali, favorendo e partecipando attivamente a convegni, inchieste e dibattiti. L’Osservatorio Nazionale sui problemi e sul sostegno delle vittime di reati, per esempio, voleva e potrebbe essere uno strumento importante se non fosse condizionato dalla scarsa sensibilità del Governo in proposito.
Non c’è altra scelta: bisogna continuare a battersi affinché la figura della “vittima” ottenga un equo riconoscimento culturale ed istituzionale, portatrice di un dovuto rispetto sociale e di diritti certi e inalienabili.
DALLA “CULTURA” AL “SERVIZIO” PER LE VITTIME
Mentre continua la doverosa sollecitazione verso le Istituzioni, occorre al contempo agire anche in prima persona, valorizzando le esperienze acquisite e mettendosi in gioco, sperimentando percorsi nuovi di solidarietà e di aiuto. Tanto meglio se questi percorsi serviranno ad istituzionalizzare servizi territoriali a favore delle vittime stesse. Con queste finalità quindi, l’Associazione “Vittime del Salvemini” propone un proprio progetto di “Centro per le vittime di reato e di calamità” da attivare presso la “Casa della Solidarietà”, attrezzando adeguatamente un apposito spazio.
Tale progetto ruota attorno ad uno sportello d’ascolto e di primo contatto, gestito da volontari motivati, preparati e, soprattutto, specificatamente formati. In particolare, si pensa a neolaureati, ricercatori e giovani professionisti con una preparazione già acquisita nei settori della Giurisprudenza, della Sociologia, delle Scienze educative, della Psicologia e altro.
Si tratta di un compito certamente delicato, di approccio con la “vittima” e, per questo, risulta essenziale il coinvolgimento e la supervisione scientifica del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza (C.I.R.Vi.S.), già in corso di definizione col Prof. Augusto Balloni, Direttore del Centro stesso ed ispiratore di questo come di altri progetti analoghi.
Il Centro, aperto ogni pomeriggio dalle ore 16 alle 19, prevede la presenza contemporanea di almeno 2 operatori ed accoglierà sia di persona che tramite telefono, posta ordinaria e posta elettronica. Compito del nucleo di volontari sarà quello di ascoltare, registrare, dare indicazioni, accompagnare i soggetti nell’affrontare la situazione di emergenza, fino ad una sorta di tutoraggio temporaneo. Essenziale, anche, sarà la funzione di filtro verso i servizi esterni, che saranno preventivamente interessati e coinvolti fin dalla fase preparatoria del Centro.
Si possono distinguere detti servizi esterni in 3 aree:
SERVIZI COMUNALI (di Casalecchio di Reno e degli altri Enti Locali aderenti)
- · Ufficio Volontariato
· Servizi Sociali
· Anagrafe – Stato Civile
· Ufficio Relazioni col Pubblico
· Vigili Urbani
· Centro per le Famiglie
· Sportelli vari per i cittadini
· Mediazione Sociale
· Mediazione Scolastica
· Mediazione Culturale
· Centro di Documentazione Pedagocica
· Difensore Civico
· Ufficio Legale
· Ufficio Stampa
· ………………………
SERVIZI PUBBLICI NON COMUNALI
- · Carabinieri
· Prefettura
· Servizio dei Giudici di Pace
· Azienda Sanitaria Locale
· ………………………….
ASSOCIAZIONISMO TERRITORIALE
- · AUSER
· Pubblica Assistenza
· Casa per la violenza alle donne
· Associazioni di consumatori
· Associazione degli Avvocati
· Tutte le realtà che si occupano di vittime
· ………………………………………….
Tutti questi referenti dovranno essere tempestivamente informati della progettazione del Centro e, in qualche modo, coinvolti anche nella fase della formazione, in cui si dovrà dare particolare attenzione alla simulazione dei potenziali eventi ed alle relative risposte.
Ciò che risulterà fondamentale, sarà la capacità di integrare il livello volontario con quello professionale che competerà, come sempre, ai servizi preposti. A questi, non viene chiesto nessuna prestazione aggiuntiva rispetto a quelle tradizionali, salvo uno sforzo di coordinamento col Centro delle vittime che, in cambio, cercherà di garantire una collaborazione funzionale alla miglior gestione possibile dei servizi richiesti: tutto a vantaggio dei cittadini/vittime!
Per la fase di preparazione e di avvio del Centro, si ritiene di chiedere particolare collaborazione e sostegno ai Comuni di Casalecchio di Reno, Monteveglio, Sasso Marconi, Zola Predosa, alla Provincia di Bologna, alla Regione Emilia e Romagna, puntando, nella fase sperimentale, a circoscrivere inizialmente il territorio di riferimento attraverso un’informazione ed una promozione del servizio forte, ma limitata ai Comuni suddetti, anche se il servizio accoglierà cittadini provenienti da qualsiasi altro Comune.
p. l’Associazione “Vittime del Salvemini”
IL PRESIDENTE----------------- IL COORDINATORE DEL PROGETTO
(Roberto Alutto)---------------------------------------------- (Gianni Devani)