RELAZIONE-DIARIO SUL IV CONGRESSO INTERNAZIONALE DEI MUSEI PER LA PACE
(Ostenda - Belgio, 5 - 9 maggio 2003)

VALUTAZIONI E COMMENTI (in ordine sparso).

  1. Il problema di comunicare sempre in inglese è stato superato discretamente, soprattutto nei colloqui interpersonali.
  2. Il giorno 8, sul pullman che ci portava al Parlamento europeo a Bruxelles, Peter Van Den Dungen legge un documento da sottoporre ai parlamentari. Alcuni congressisti propongono integrazioni e modifiche al documento, riguardante la proposta di creazione di un museo per la pace europeo e l'istituzione di forme di sostegno ai musei per la pace esistenti. Dopo essermi consultato con gli altri due delegati italiani (i coniugi Caramellino di Milano), propongo che nel documento venga inserito un terzo punto: la richiesta ai parlamentari che nella Costituzione europea, attualmente in discussione nell'apposita Convenzione presieduta da Valery Giscard D'Estaing, venga inserito un articolo analogo all'art. 11 della Costituzione italiana (v. documento allegato). La mia proposta viene accolta con entusiasmo da Van Den Dungen e nessuno solleva obiezioni. Il parlamentare B. Van Staes (del partito Agalev), rivolgendosi ai congressisti, dichiara che si impegnerà personalmente a far sì che il Parlamento accolga le prime due richieste, mentre per la terza coinvolgerà direttamente la sua collega, anch'essa pacifista e membro della Convenzione.
  3. Il congresso, a mio parere, ha insistito un po' troppo sul ''Ricordo ed effetti della guerra'' e troppo poco sulla lotta e sull'azione della pace e sulla sua storia. Un giudizio più preciso potrò darlo dopo la lettura dei testi delle conferenze e delle comunicazioni.
  4. Importanti sono stati i contatti con i singoli delegati. In particolare con:
  5. Alla mia comunicazione del 6 maggio sera, che ha fatto seguito a quella di Piera Nanetti, erano presenti una decina di delegati, tra cui, oltre ai coniugi Caramellino, Kazujo Yamane (ex-allieva di Van den Dungen e docente di educazione alla pace), Erik (collaboratore tecnico del Congresso), Anatolj, di Samarcanda.
  6. Gerard Lossbroek mi ha detto che ad Amsterdam è stato inaugurato di recente un museo del manifesto (in generale).
  7. Quanti manifesti possiede il Museo per la pace di Bradford? Sembra che dai 1000 da loro posseduti nel 2000 siano arrivati a circa 2000. Ci avranno già superato? Su questo abbiamo scherzato con Peter Nias e un suo collaboratore, conosciuto lo scorso anno a Lucerna, in occasione della celebrazione del I° centenario del primo museo della guerra e per la pace, inaugurato in quella città nel 1902 e tuttora esistente (il ''Bourbaki Panorama''). I manifesti di Bradford vengono catalogati ma non plastificati e sono conservati in apposite cassettiere. A richiesta, mandano solo la riproduzione fotografica ridotta del manifesto su una scheda che contiene notizie e spiegazioni su quel manifesto. Se ho ben capito, questo avviene solo per una trentina dei loro manifesti che vengono così utilizzati per mostre locali.
  8. Ottima l'organizzazione del congresso (ma per Giancarlo Caramellino è stata ancora migliore quella del III Congresso (Tokio, 1998), cui egli stesso aveva partecipato). A fronte di una relativamente modesta quota di iscrizione, ciascun delegato non ha speso nulla per vitto, alloggio ed escursioni.
Vittorio Pallotti
Bologna, 13/5/2003